Vaco a sciacquà ‘e vvesta dint’ ‘o Sebeto

 

 

Art for cuozzis è nato qualche anno fa per gioco, dalla voglia di aprire uno spazio il cui fine fosse ironico, senza alcuna reale pretesa se non quella di rivendicare con orgoglio l’identità Napoletana e promuoverla con una risata costruttiva.
In linea con il concept del blog avevo scelto un linguaggio volutamente incolto pur avendo alle spalle una formazione umanistica; dunque conoscendo bene l’importanza delle regole sottese al linguaggio, mi prendevo la briga di “giocarci”.
Avevo pensato così ad un’operazione linguistica che si richiamasse idealmente a Loise De Rosa in quanto i suoi scritti di stampo cronachistico legati alla dimensione dell’oralità, sono la testimonianza di una forma letteraria “popolare” lontana dalle forme alte della corte aragonese presso cui prestava servizio e in quanto tali specchio più fedele della realtà che aveva sotto i suoi occhi. Voleva essere il frutto di una cultura orale assorbita ascoltando il chiacchiericcio colorito dei vicoli e degli spalti, dei bar e dei mercati. In linea con lo spirito con cui è nato il blog, voleva essere infatti un linguaggio “cuozzo”, con alla base la consapevolezza implicita che il napoletano non si scrive come si parla . Nel frattempo, però, essendo maturate delle situazioni che mi hanno portata a ripensare alle finalità di questo spazio, in virtù di questo cambio di direzione ho ritenuto opportuno andare a risciacquare i panni nel Sebeto e sto quindi riscrivendo, un po’ alla volta, i miei post in un napoletano corretto (o almeno ci provo). Non è facile perché non c’è un’ortografia certa e anche in ambito morfologico e sintattico ci sono punti di vista discordanti.
La mia speranza è quella di potermi avvalere, un giorno, di qualche autorevole revisione da parte di esperti conoscitori del Napoletano e intanto nel mio piccolo faccio tesoro dei miei studi linguistici. 
Ci saranno sicuramente degli errori anche nei post revisionati per cui sarei grata a chi, competente o semplice curioso, me li potesse segnalare.
Non mi va di impelagarmi in tarantelle linguistiche e accapigliarmi con chi sostiene che una cosa si scriva in un modo e chi in un altro.
Esco dalla dualità e scelgo la terza via.
Per ciò che concerne i contenuti è probabile che anch’essi contengano degli errori e delle inesattezze storiche; in tal caso prima che si verifichino altisonanti isterismi e proclami indignati, invito il lettore ad inoltrarmi una segnalazione in merito ed io provvederò immediatamente, e con piacere, a rettificare.

 

 

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